Emancipation

Alessandro Rossi EMANCIPATION

photo by Elisa Caldana

Alessandro Rossi, classe 1989, è considerato uno dei batteristi più talentuosi ed eclettici dell’attuale scena del jazz. Sideman molto attivo, collabora al fianco di nomi importanti come Giovanni Falzone, Roberto Cecchetto, Andrea Dulbecco, Ricardo Fioravanti, Paolo Damiani. Emancipation è il suo primo disco da leader. Un insieme di brani originali che esprimono al meglio l’estetica del batterista nel proprio percorso di ricerca musicale. Tra le varie influenze presenti nel disco è particolarmente forte quella rock che culmina con un personale arrangiamento di “Lithium” dei Nirvana, mentre elettronica ed effetti colorano il disco, dandogli un timbro moderno, contemporaneo. Non manca il tributo al repertorio del jazz con un arrangiamento di “Punjab” (Joe Henderson). L’album è realizzato assieme a Andrea Lombardini (basso), Massimo Imperatore (chitarra) e Massimiliano Milesi (sassofoni), musicisti con i quali l’intesa musicale e umana si è affinata da tempo avendo avuto modo di collaborare assieme negli anni in diversi progetti. Il disco è prodotto da CAM Jazz e fa parte della collana ‘presents’, dedicata ai nuovi talenti.

Alessandro Rossi, born in 1989, is considered one of the most talented and eclectic drummers in the current jazz scene. As a very active sideman, he works together with important names such as Giovanni Falzone, Roberto Cecchetto, Andrea Dulbecco, Ricardo Fioravanti, Fulvio Sigurtà, Filippo Vignato, Paolo Damiani and many others. Emancipation is his first album as a leader. It is a set of original songs that describe at its best the drummer’s aesthetics in his own path to musical discovery. Among the many influences included in the album the rock one is particularly evident and it reaches the pick with a personal arrangement of the song “Lithium” by the band Nirvana, whereas electronic influences and various effects light up the album, giving it a modern and contemporary tone. Not forgetting his tribute to jazz’s collection with an arrangement of “Punjab” by Joe Henderson. The album features Andrea Lombardini (bass), Massimo Imperatore (guitar) and Massimo Milesi (saxophones), musicians with whom not only the musical harmony but also the personal understanding has been perfected over time thanks to many collaborations and projects within the past years. The album is produced by CAM Jazz and it is part of the series “presents” dedicated to new talents.


 

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Listen EMANCIPATION 

“I spent a lot of time thinking why Alessandro Rossi called his record Emancipation. It’s a very intriguing word. It’s different to “liberty”, it’s different to “freedom”. The latter concept has, obviously, an important role in contemporary music, even if there’s little sensible discussion of what it actually means. Emancipation, though, isn’t so much a thing or a property, as an act or a moment…I’m a huge fan of Alessandro Rossi’s work. I like the relaxed precision of his drumming. I like his writing, which is clear, but never obvious. And I like the way he constructs his group performances, unafraid to add electronic elements in quite bold ways into what are mainly acoustic constructs. …Rossi and his men are comfortable with the fast, harmonically complex language of late-bop (which is not quite the same thing as post-bop). But elsewhere on this remarkable recording, there are moments which betray a wider understanding of modern music and its various enthusiasms and quibbles. There is freedom. There are passages that sound as if they might have been constructed round a tone-row. There is use of space, silence and technology. Above all, there is confidence”.

(B. Morton)


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photo by Elisa Caldana

EMANCIPATION è un mondo, dove ognuno può identificarsi. E’ la fotografia di un importante periodo di svolta nella mia vita personale ed artistica. Sentivo il forte desiderio di sintetizzare il mio pensiero musicale. Questo disco sancisce la fine e l’inizio di un nuovo capitolo. La volontà di esprimere se stessi, cercando la propria strada. Ogni brano ha una sua storia, una sua evoluzione, un suo timbro. Rock, jazz, elettronica; gli ascolti che mi hanno maggiormente influenzato sono stati il mio punto di partenza. Non mi sono posto il quesito di come questo repertorio  possa essere definito. Il risultato è ciò che per me rappresenta la musica, ciò che vuol dire suonare con gli altri. La musica, come la vita, è fatta di persone, di relazioni, di incontri. Ho scelto Andrea, Massimo e Massimiliano perché, oltre al loro talento, sentivo che insieme avremmo creato la giusta alchimia.  Ho cercato qualcosa di nuovo. Ho pensato ad un pubblico giovane, curioso, senza pregiudizi. (A.Rossi)


Reviews

Non di sola acustica vive un batterista jazz

Esordio come leader di Alessandro Rossi, batterista fra i più talentuosi ed eclettici dell’attuale scena jazz. L’emancipazione dichiarata nel titolo diventa qui esempio concreto di come si possa fare musica liberandosi da vincoli di genere, scrollandosi di dosso il peso di classificazioni e confini stilistici per approdare a sonorità pronte a raccontare il già noto in modo totalmente nuovo. Compositore dalla scrittura chiara e mai scontata, Rossi affida il suo sentire alle sensibilità di Andrea Lombardini (basso elettrico), Massimo Imperatore (chitarra) e Massimiliano Milesi (sassofoni), gruppo che in anni di collaborazioni ha trovato è ben più di una semplice empatia. E insieme a loro dà vita a un lavoro che passa con naturalezza dagli ammiccamenti “tardo bop” di “Run Away”, in apertura, e continua ampliando al massimo la libertà mentale e di approccio con “The Crew”. Poi “Island Dreamers”, “B1”, “Unfaithful Dog”, “Braking Down”, “Free Spirit” per costruire performance che non si negano il piacere di colorare con elementi elettronici strutture prevalentemente acustiche. Una ben calibrata influenza rock permea tutto il disco culminando nella personalissima, e coraggiosa, rilettura di “Lithium” (Nirvana). E poi trovare attualità nel jazz di Joe Henderson con “Punjab”.

 Paolo Odello, Il Fatto Quotidiano 14/4/2017


Alessandro Rossi Quartet Emancipation

A dispetto della giovane età (è nato nel 1989), Alessandro Rossi ha già un curriculum di tutto rispetto, ma soprattutto ha maturato esperienze sul campo che hanno contribuito a farne uno dei batteristi più richiesto del panorama jazzistico nazionale, nonché un compositore decisamente interessante. Con Emancipation Rossi firma il suo primo lavoro da solista, alla testa di un quartetto completato dal bassista elettrico Andrea Lombardini, dal chitarrista Massimo Imperatore e dal sassofonista Massimiliano Milesi. Tutte del batterista le composizioni dell’album, a eccezione di “Punjab” di Joe Henderson e di “Lithium” dei Nirvana, a testimonianza di una capacità di ascoltare e trarre ispirazione da qualsiasi genere musicale, dal jazz più classico (esemplare a questo proposito la militanza di Rossi nei Chicago Stompers) al grunge dell’iconico gruppo di Seattle. Tra portamenti even eights di quando in quando intervallati da rari accenni a un classico 4/4 swing, elementi elettronici inseriti con molta naturalezza nel contesto semi-acustico del quartetto, audaci obbligati e modulazioni metriche non meno ardite, senza dimenticare le capacità improvvisative di tutti e quattro i musicisti impegnati, Emancipation riserva nuove scoperte a ogni ascolto, mantenendo la sua freschezza generale e rivelandosi un album tanto ricco di idee quanto distante dai più consueti luoghi comuni jazzistici. Vario e vispo il drumming del leader, che su “Punjab” e sulla successiva “Breaking Down” si ritaglia poche misure di un assolo giocato sui mille colori che è in grado di trarre dal suo strumento. Eccellente.

Alfredo Romeo, Drumset Magazine 5/4/2017


Alessandro Rossi Quartet Emancipation

Per il suo album d’esordio il batterista e compositore Alessandro Rossi organizza un quartetto capace di legare sonorità elettriche e acustiche. A fianco del leader troviamo Andrea Lombardini al basso, Massimo Imperatore alla chitarra e Massimiliano Milesi al tenore, soprano, clarinetto e diamonica. I brani originali, otto in na scaletta che prevede anche la rilettura di Punjab di Joe Henderson e Lithium dei Nirvana, sono caratterizzati dall’alternanza di  situazioni formali: alcuni slanci in solo, diversi dialoghi in duo e continue interazioni d’insieme.

Roberto Paviglianti, Jazzit 10/05/2017


Alessandro Rossi “Emancipation”

Ancora giovanissimo, nato nel 1989, Alessandro Rossi arriva al non facile appuntamento con il disco di esordio nel ruolo di band leader, con un lavoro dal titolo “Emancipation” che pone sotto i riflettori del grande pubblico un repertorio dalla multiforme cifra stilistica. Affiancato da un collaudato nodulo di talenti italiani, formato da Andrea Lombardini al basso e claps, da Massimo Imperatore alla chitarra e claps, Massimiliano Milesi al sassofono tenore, soprano, clarinetto, diatomonica e claps, il batterista Alessandro Rossi si districa, fra generi e stili, accelerazioni e decelerazioni ritmiche, forme acustiche screziate da acide sonorità elettroniche, firmando tutte le composizioni del lavoro, fatta eccezione per “Punjab” di Joe Henderson e “Lithium” (nota struttura dei Nirvana). Il percorso ideato dal leader, per altro pienamente condiviso con i suoi partner, propone un ventaglio di atmosfere che passano rapidamente dagli accenti post-bop di “Run Away” agli ampi orizzonti di “The Crew”, dalle alchimie elettroniche di “Island Dreamers”, “B1”, “Unfaithful Dog” e “Breaking Down”, alle ruvidità rock della citata “Lithium” e della conclusiva “Free Spirit”, tutte performance dalle forti coloriture dinamico-timbriche. Pertanto, esordio come leader di Alessandro Rossi, di cui “l’emancipazione” dichiarate nel titolo permea di proprio fare musica a tutto tondo, prendendo le giuste distanze da icone, generi, classificazioni, per offrire sonorità in grado di proporre nuovi scenari estetici, in compagnia di tre partner dalla formidabile empatia formale ed un articolato percorso compositivo dalle forme mai banali e scontate.
Qualità artistica 8
Qualità tecnica 9

Francesco Peluso, Fedeltà del Suono 4/09/2017


Alessandro Rossi Emancipation

Inserito in una serie che funge da vetrina di nuovi talenti, questo lavoro conferma – se ancora ce ne fosse bisogno – la tendenza, comune a molti giovani jazzisti, ad assorbire nella propria musica stimoli disparati provenienti dalla contemporaneità. Nelle composizioni di Rossi (otto, sui dieci brani in scaletta) si coglie dunque l’intento di tentare ed incorporare nuove soluzioni timbriche e ritmiche. Tale approccio emerge particolarmente nei due episodi di Island Dreamers, contrassegnati da una latente vena psichedelica, e nella conclusiva Free Spirit il brano più interessante della seduta, il cui taglio libero e informale non pregiudica (anzi, esalta) l’equilibrio collettivo. Questo spirito disinibito permea anche l’arrangiamento di Punjab di Joe Henderson e si scatena in una corrosiva versione di Lithium dei Nirvana, basata su timbri e registri spinti all’estremo. Altro pregio, una rara concisione (47 minuti). Oltre all’incisiva gamma dinamica del leader, si segnalano le efficaci scelte timbriche di Imperatore, lo stile assoluto e al tempo stesso argutamente variegato di Lombardini (attivo anche in ambito pop) e la maturità espressiva di Milesi, ex allievo di Tino Tracanna e, assieme a quest’ultimo, membro dell’eccellente quartetto Double Cut.

Boddi, Musica Jazz 11/09/2017


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booking.emancipation@gmail.com

press:

Gianpietro Giachery

gianpietro.giachery@gmail.com

label : CAM JAZZ – www.camjazz.com